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 News gennaio 10

Uno strumento innovativo destinato a dare un nuovo impulso al turismo in Basilicata. Si tratta dei PIOT, i Pacchetti Integrati di Offerta Turistica, creati dalla partnership tra istituzioni pubbliche ed enti privati, con l’obiettivo di valorizzare tutte le risorse storiche, naturali, culturali e paesaggistiche della Regione.

Il Piot Basilicata Nord – Vulture Melfese nasce da un partenariato costituito, per la parte pubblica, da Melfi – soggetto capofila – Venosa e Monticchio e, per la parte privata, da oltre 300 soggetti.  Sedici comuni, Confesercenti della Provincia di Potenza – capofila dei privati – e ancora i due consorzi turistici e gli operatori del settore, quelli culturali, enogastronomici, commerciali ed artigianali: tutti insieme, impegnati nella promozione del territorio in questione.

Il partenariato ha già avviato iniziative di sensibilizzazione e coordinamento e, in particolare, sta curando l’acquisizione di adesioni online e sta lavorando ad una prima stesura della bozza di progetto PIOT da candidare al finanziamento previsto, con particolare riferimento alle iniziative private.

Il 21 gennaio sono state presentate alla regione Basilicata, oltre a quella relativa all’area del Vulture Melfese, altre quattro candidature PIOT: il Polo turistico Dolomiti lucane – Potentino; il Polo turistico Pollino Senisese Sinni; il Polo turistico Maratea terra e mare e il Polo Val d’Agri Appennino Lucano Lagonegrese.

 
 
 

Invitare i visitatori “mordi e fuggi” dell’area vesuviana a trattenersi qualche giorno in più. È questa la strategia che intendono promuovere istituzioni e imprese – riunitesi lo scorso 14 gennaio nell’ambito del consiglio direttivo del Consorzio Costa del Vesuvio – per favorire lo sviluppo economico dei territori lasciati fuori dai principali circuiti turistici internazionali.

L’idea è quella di creare un unico biglietto d’ingresso, della durata di più giorni – sul modello di Campania Artecard – che permetta di ammirare tutte le attrazioni del territorio vesuviano. Con Artecard, infatti, è possibile visitare i siti archeologici, le aree monumentali e i musei della Regione, usufruendo al tempo stesso di trasporti pubblici e navette per raggiungere i luoghi interessati.

Allo stato attuale, solo una bassa percentuale di turisti che visita gli scavi di Pompei ed Ercolano, il Museo Archeologico Virtuale e il Vesuvio si trattiene nei centri urbani prossimi a queste grandi attrazioni.
Il biglietto unico, quindi, non solo invoglierebbe i turisti a prolungare la loro permanenza nell’area vesuviana ma consentirebbe anche di valorizzare i territori tra Portici, Torre Annunziata e Castellammare di Stabia.

 

 
 

Oggetti rari, pietre preziose e tante altre pregiate suppellettili collezionate dai nobili e dai monaci siciliani dei secoli passati. Questo il tema di Wunderkammer. I tesori di Palazzo Abatellis, la mostra allestita nelle sale della ex Manifattura Tabacchi, in piazza San Cristoforo a Catania fino al 9 febbraio.

L’esposizione raccoglie circa cinquanta oggetti d’arte del Seicento e del Settecento provenienti dalla Galleria Regionale di Palazzo Abatellis a Palermo. I tesori delle Wunderkammer – che significa la “stanza delle meraviglie” – comprendono suppellettili naturali come corallo, avorio, essenze pregiate, le conchiglie del nautilo decorate da miniature e motivi in argento e ancora rielaborazioni artistiche come manufatti in vetro e ottone.
 
La mostra è stata organizzata dalla Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Catania con il sostegno dell’Assessorato Regionale alla cultura.Curatore scientifico dell’esposizione è Giulia Davì, attuale direttore di Palazzo Abatellis. L’ingresso è libero.
 
Orari: da martedì a sabato 9.00 - 13.30 ; 14.30 – 18.30
Domenica e festivi 9.00 -13.00

 

 
 
 

Otto millenni di gioielli e ornamenti femminili, in gran parte trovati in Sicilia, riuniti insieme in un’unica mostra. Succede a Catania, che fino al 21 gennaio ospita nella chiesa di San Francesco Borgia, in via dei Crociferi, Pulcherrima Res. Preziosi ornamenti del passato.

Organizzata dall'Assessorato regionale ai Beni Culturali e Ambientali in collaborazione con la Soprintendenza di Catania, Pulcherrima Res arriva a Catania dopo l’esordio di Palermo (2005) e la tappa di Siena (2007).

La mostra, il cui odierno allestimento è curato dal Servizio per i Beni Archeologici della Soprintendenza di Catania, è stata ideata e curata da Lucina Gandolfo, che ha selezionato i pezzi delle straordinarie raccolte del Medagliere del Museo Archeologico Antonio Salinas.
La narrazione di Pulcherrima Res - 460 preziosi reperti in oro, argento, bronzo, vetro e gemme intagliate - comincia con i primi monili preistorici per giungere ai sontuosi gioielli di età bizantina, sofisticate opere d’arte in cui si esprime tutta l’abilità creativa degli orafi del periodo.

Pulcherrima Res. Preziosi ornamenti del passato è aperta da martedì a domenica, dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Il biglietto d’ingresso costa 4 euro.
 

 
 

A poco più di cinquanta anni dalla scoperta dell’antica città sommersa nel golfo di Pozzuoli, sono stati individuati nei fondali antistanti il Castello Aragonese, i reperti di un sito dalla forma di semicerchio che richiamano lo schema architettonico di un teatro romano.
È stato possibile grazie a Google Earth, l'applicazione grafica tridimensionale che consente di visualizzare fotografie aeree e satellitari della terra.

La struttura, a pochi metri dalla costa e sui fondali bassi, è rivolta in direzione sud-est ed era capace di ospitate fino a 5.000 spettatori. Gli spalti, sfruttando la naturale conformazione del terreno, degradavano dolcemente dalla collina verso il mare offrendo alle rappresentazioni del periodo uno scenario unico e inimitabile direttamente a picco sul golfo.

Alcuni elementi farebbero pensare che si tratti del famoso “Teatro di Cesare”: la struttura fa parte infatti di un più ampio complesso residenziale definito “Villa di Cesare” successivamente inglobato nell'attuale fortezza Aragonese.
 

 
 

Ritorno al Barocco. Da Caravaggio a Vanvitelli. Questo il titolo della grande rassegna che celebra la cultura del Seicento a Napoli. Rivivono così, da questo inverno fino alla prossima primavera, le opere della lunga stagione d’oro dell’ex capitale europea, tra dipinti, disegni, sculture, arredi, gioielli, tessuti, ceramiche e porcellane.

Il progetto, promosso dalla Regione Campania e curato da Nicola Spinosa, comprende sei esposizioni tematiche in altrettante sedi: Capodimonte, Castel Sant'Elmo, Certosa di San Martino, Museo Duca di Martina, Museo di Villa Pignatelli e Palazzo Reale.
L'idea di fondo è coinvolgere l'intera città e il territorio regionale in un affascinante percorso di storia e d’arte da Caravaggio a Francesco Solimena fino ai tardi esponenti dell’ultima stagione del barocco napoletano. Oltre 20 itinerari tra chiese, certose, collegiate, palazzi del centro storico, più altri 16 percorsi in Campania, da Sorrento alla Certosa di Padula.

Più di 500 opere - in gran parte inedite o recentemente restaurate - suddivise tra i molteplici e diversi aspetti rappresentati dalla produzione artistica dei centocinquanta anni di elaborazione e diffusione di questo linguaggio figurativo e culturale. Ma si va anche oltre: Spinosa, grande conoscitore di Napoli e dei napoletani, interpreta il Barocco come metafora o, meglio, come condizione reale e permanente della città e di chi la abita. Un continuum interminabile e coinvolgente, di antico e nuovo, di passato e presente, di speranze e delusioni, di passioni e timori.

Per saperne di più: www.ritornoalbarocco.it

 

 
 
 

 

 

 
 
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